L'anemia ferropriva è la carenza nutrizionale più diffusa nel mondo, colpendo circa 2 miliardi di persone. In Italia, il 20-30% delle donne in età fertile e il 50% delle donne in gravidanza presentano carenza di ferro. Il ferro è essenziale per la produzione di emoglobina, il trasporto di ossigeno, la sintesi di DNA e il funzionamento del sistema immunitario.
I classici sono pallore, stanchezza e affaticamento. Ma esistono segni meno noti: desiderio compulsivo di ghiaccio o amido (pagofagia), sindrome delle gambe senza riposo, unghie fragili e concave (spoon nails), perdita di capelli diffusa, gonfiore della lingua (glossite), cicli mestruali irregolari e dolenti, ridotta resistenza all'esercizio fisico, difficoltà di concentrazione e calo cognitivo.
Donne in età fertile (perdite mestruali), donne in gravidanza e allattamento, bambini in fase di crescita, adolescenti, vegani e vegetariani (ferro vegetale meno assorbito), anziani (assorbimento ridotto), atleti (perdite attraverso sudore e piede d'urto), chi ha disturbi digestivi (celiachia, morbo di Crohn).
Il ferro eminico (carne, pesce) si assorbe al 15-35%. Il ferro non eminico (vegetali) solo al 2-20%. Strategie per massimizzare l'assorbimento: combinare fonti vegetali con vitamina C (aumenta assorbimento del 300-400%), evitare tè e caffè durante i pasti (tannini inibiscono assorbimento), usare padelle in ghisa (il ferro si lega al cibo), consumare alimenti fermentati (riducono fitati che bloccano il ferro).
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